venerdì, 26 settembre 2008,13:01

ho freddo.
e sonno.
stop.

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lunedì, 22 settembre 2008,14:14
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giovedì, 18 settembre 2008,09:57

GRANDINATE DI PARANOIA UCCIDONO LA VERA VITA
(Piazza Aldrovandi)

by disastrid | commenti (7) | commenti (7)(popup)
Link | categoria:scritte sui muri
lunedì, 15 settembre 2008,12:20

ho deciso: divento una groupie di elio. a tempo pieno.
e poi anche il concerto di irene grandi è stato bello.
e anche il nuovo film di pupi avati.
ma soprattutto stare con te.

by disastrid | commenti (12) | commenti (12)(popup)
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giovedì, 11 settembre 2008,12:19
Oggi per la prima volta ho varcato la soglia della nuova sede del Comune della mia città. Premesso che a me la “roba” nuova di solito piace, quest’enorme edificio tutto vetrato mi emoziona parecchio. La zona è una delle più brutte di Bologna, sul retro della stazione dei treni, in piena, cosiddetta, “chinatown”, non ha proprio niente di attraente, speriamo che il nuovo insediamento la “riqualifichi” come amano dire politici e colleghi.
Comunque parcheggio il mio bravo scooterino vicino a una Transalp, niente da fare le moto vere continuano a suscitare in me attrazione pura, anche quando non mi piacciono, che il Transalp veramente è banalotto, vuoi mettere una Bmw k1200r?, vabbè divagazioni a parte, parcheggio e mi avvio alla ricerca della torre A. Chiedo informazioni a un tizio che passa di lì, questo si volta e mi fa: non lo so neanch’io, è la prima volta che vengo, ma noi ci siamo visti anche ieri sera, no? eh? ah, sì, ciao! Sorriso imbarazzato e via. Trovo l’ingresso, gli ascensori in batteria, ma che bell’atrio, che luce, che spazi!
Salgo al quarto piano e riconosco la bolgia di noi dannati ad avere a che fare con l’Ufficio Tecnico, settore Edilizia. Però c’è il sole, sono di discreto umore nonostante il mal di testa persistente da serata alcolica del giorno prima (ecco dove l’avevo visto quello), allora baldanzosa prendo il numerino e controllo: se va bene tra due ore consegno quello che devo, peccato che non mi possa permettere di aspettare due ore perché fra 50 minuti ho un appuntamento per il quale si presume che io abbia già consegnato quello che devo, cioè sì insomma è complicato ma tutto questo per dire che con il mio faccino migliore vado al banco informazioni, espongo il “problema” e una signora gentilissima si allontana per vedere quello che può fare. Torna dopo un minuto e in pratica mi fa passare davanti a una marea di persone, ma non diamo nell’occhio, nel giro di dieci minuti ho fatto quello che dovevo e nessuno mi sta trapanando le scapole con lo sguardo inferocito. Non finisce qui, a un altro sportello devo pagare i diritti di segreteria, ma l’impiegato lo conosco bene ormai e poi oggi è particolarmente galante, ma come stai bene con questo vestito, grazie!, eh, sai sono abituato a vederti in jeans! ma sei venuta in scooter così?, sì perché? mah, per sapere. Boh. Sapere cosa? Vabbè. Ora mi tocca aspettare il mio appuntamento, sono un po’ nervosa perché temo manchi qualcosa, un documento, una firma, cose così, però sono agguerrita, venderò cara la pelle! Arriva l’ora prefissata ma di essere ricevuta non se ne parla, tutti i tecnici hanno ritardo, per fortuna incontro un collega amico e chiacchieriamo un po’, tra l’altro lui deve entrare prima di me e ancora aspetta per cui. Alla fine arriva il mio turno, un’ora piena di ritardo, in effetti qualcosa manca, come sempre, è letteralmente impossibile prenderci, ma, come dicevo, sono agguerrita e riesco a far passare la pratica senza intoppi, complice l’ aria innocente e compita che metto su a dovere. Andata, fuori di qui, che è già tardi e mica possiamo passarci la giornata, vabbè che è bello, però. E ripercorro la scalinata trionfale per raggiungere il mio scooterino, ripensando alla prima e unica volta che venni qui, era ancora un cantiere e con il casco giallo in testa Carlo mi incantò come sempre con una delle sue letture, che quell’uomo lo amo. Chissà se lui ci è mai più tornato. Potessi chiederglielo. La nuova sede porta bene, mi sono andate tutte giuste, mi sento baciata dalla fortuna. Magari tra poco lo incontro.
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venerdì, 05 settembre 2008,09:36

Io non lo so se a ognuno di noi è data una dose di dolore nella vita, superata la quale non si soffre più. Io non credo, perchè è lampante che ci sono persone che soffrono molto più di altre, persone che non trovano pace un singolo giorno della loro esistenza e persone che al massimo si dispiacciono per la messa in piega venuta male. Così non credo che la mia dose di sofferenza sia finita, anche se ci spero, ma non mi illudo. So che soffrirò ancora, per amore, per rabbia, per impotenza, per indignazione. Soffrirò e mi chiederò la ragione della mia sofferenza, mi chiederò se era possibile evitarla, e qual è il modo di scacciarla lontano. Allora mi difendo, cerco di difendermi dal dolore, apparecchio la vita in modo che ci si possa mangiare con serenità, per quanto può dipendere dal mio controllo. Non sono un panzer, e neanche la donna infallibile, la mia è solo voglia di stare bene, è solo cura della mia salute fisica e mentale. Cerco di volermi bene, è così semplice e importante. Che se sto bene io, so che sta bene anche chi mi circonda, o perlomeno posso aiutare chi mi circonda a stare meglio. Oggi di fronte a una ferita mi ritraggo con enorme energia, con disgusto quasi, perchè so quanto sono capace di stare male e non lo voglio più. Il foglietto illustrativo la chiamerebbe ipersensibilità accertata verso i componenti, che causa reazioni forse esagerate, ma legittime dal mio punto di vista. Quindi ti prego, se mi ferisci, anche involontariamente, prepara unguenti profumati e bende, che la pelle si richiuda senza lasciare le cicatrici del disamore.

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mercoledì, 03 settembre 2008,11:51

Sono più di tre anni che non dormo più in un letto singolo. Più di tre anni che le lenzuola sono matrimoniali, i cuscini due, a tratti tre, il piumone enorme, a tratti due. Più di tre anni in cui in un letto grande ci ho dormito più spesso sola che in compagnia. Eppure sono sempre stata "dalla mia parte". Normale se si è in due, non sopporto il "dormirsi addosso", per carità, tu stattene di là che io me ne sto di qua; curioso se si dorme soli. Potevo lasciare la camicia da notte o il pigiama da un lato e ritrovarli la mattina dopo intatti, potevo addirittura appoggiare un libro o il telecomando della televisione, sarebbero rimasti lì, perchè tanto io dormo "dalla mia parte". Quasi un peccato lavare lenzuola e federe per metà illibate. Ultimamente però non è più così. Mi sono accorta che mi sto espandendo, occupo sempre più spazio nel mio letto Ikea, soprattutto le gambe vanno per conto loro. Mi sono accorta che la testa la tengo ancora più o meno sul mio cuscino, lato centrale però, mentre il resto del corpo si dispone in diagonale a perlustrare luoghi fino a poco fa inesplorati. Addirittura negli ultimi giorni staziono trionfalmente al centro del letto, senza alcun disagio bensì con grande soddisfazione, salvo trovarmi poi la mattina leggermente spaesata. Cosa vorrà dire?

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