giovedì, 28 febbraio 2008,11:11

allora la lucia di lammermoor è un'opera strepitosa. sono ancora emozionata. la musica è travolgente, l'allestimento essenziale e astratto mi ha conquistata, per non parlare del baritono (Enrico Asthon - Massimo Cavalletti) con una voce da brividi e la soprano (Lucia - di cui purtroppo non ricordo il nome - era la sostituta) intonatissima anche negli acuti più difficili. mi è piaciuto meno il tenore (Edgardo di Ravenswood - Giacomo Patti), ma non è una novità, continuo a preferire le voci basse. che serata incantevole.

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martedì, 26 febbraio 2008,10:24
oggi bisogna che me ne stia buona buona e vada a letto presto, considerando che:
domani sera sarò a teatro per la Lucia di Lammermoor;
giovedì sera cena amichette, di solito ad elevato tasso alcolico e tardo rientro a nanna;
venerdì sera festa di compleanno di Steeeve, sottotitolo "sarà un massacro";
sabato sera Ascanio Celestini in “Appunti per un film sulla lotta di classe”;
domenica sera, dulcis in fundo, concerto dei The Cure, che non sto nella pelle.
vediamo se lunedì mi reggo in piedi!
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venerdì, 22 febbraio 2008,15:46

mattina presto. ci incrociamo per puro caso sulla porta di casa. io, già col piumino addosso e le scarpe, sto armeggiando con le cuffiette dell'Ipod prima di uscire per andare in studio. tu, carico come sempre di zaino e trolley, sei passato prima del tuo aereo per Atene. e mi tremano le mani e le cuffiette si ingarbugliano ancora di più. e mi chiedi come va. e non riesco a sostenere il tuo sguardo. forse tu non riesci a sostenere il mio. cazzo quando finirà?

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giovedì, 21 febbraio 2008,09:53

E comunque.
Fra Hillary e Barack scelgo Hillary.
Fra Walter e Antonio scelgo Antonio.
Lapidaria e controcorrente.

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mercoledì, 20 febbraio 2008,10:39

Oggi mi drogo di un giochino stupido.

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martedì, 19 febbraio 2008,09:57
Un materiale il cui carico di rottura è paragonabile a quello dell’acciaio di alta qualità. In rapporto alla sua densità siamo vicini al kevlar. Io il kevlar lo conosco bene, c’ho fatto la tesi di laurea. Sui nastri in fibra aramidica per rinforzare le volte a botte in muratura.
Dovrei capire, comprendere, conoscere questo filo sottilissimo, leggero, impalpabile che ci unisce. Ne sento la forza, l’ineluttabilità quasi.
Ma sudo freddo.
Quando penso che basta soffiare forte perché si spezzi. Basta un tocco di polpastrello e si arrotola su stesso miseramente. Con una certa grazia. Ma svanisce. E non resta nulla.
Che poi magari il ragno se n’è già andato in un altro angolo della stanza. A tessere ragnatele per nuove prede.
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giovedì, 14 febbraio 2008,10:05
Allora siamo tutti d’accordo che san valentino, come la festa del papà, come la festa della mamma, come la festa delle donne e, direi, quasi come il natale, siano diventate ormai mere opportunità di far arricchire negozi che vendono regali inutili, fiori, cioccolatini e bigliettini d’auguri vari.
Però. Io credo che se tutte queste “stupide” ricorrenze fossero vissute non come un’imposizione commerciale da ripudiare in toto, ma solo come occasioni per avere un pensiero carino, diverso dagli altri giorni, per l’amato, i genitori, la collega e via dicendo, allora la prospettiva cambia e si potrebbe non sentirsi idioti o schiavi di chissà quale coercizione consumistica a regalare anche solo una frase affettuosa con la scusa, appunto, della festa.
Tutto questo per dire che a me il cuoricino di cioccolato che mi hanno appena messo sul tavolo ha fatto piacere, va bene?
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mercoledì, 13 febbraio 2008,13:40
Parliamo a un metro di distanza. Io davanti ai fornelli, tu davanti al lavello.
Non di più, dovremmo alzare la voce che invece è bassa, come piace a me.
Non di meno, romperemmo la “bolla” che ci siamo costruiti intorno per non ferirci.
Parliamo di noi, della casa, del futuro, del passato. Ma poco. Un misto di imbarazzo e affetto malcelato. E sorpresa. Per i tuoi occhi lucidi. E tristezza. Perché vuoi indietro l’anello.
Parliamo. Ma non è il momento, non è il caso. Parleremo. Meglio e più a lungo. Ma non so quando.
Te ne stai andando. Fisicamente. Te ne sei già andato. Tanto tempo fa. Con la testa, con il cuore. O forse non ci sei mai stato. Non lo capirò mai.
E non riesco a non affacciarmi alla finestra per guardarti andar via, seppellito di valigie.
Qualcosa si spezza dentro. Ancora.
Che ci fosse ancora qualcosa si potesse rompere mica lo sospettavo.
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martedì, 12 febbraio 2008,10:39

Doveroso diffondere.
Se è vero è pazzesco.
Non posso credere a quello che ho letto qui.

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martedì, 12 febbraio 2008,10:27

Comunicazione di servizio:
Irina Palm è un film da andare a vedere assolutamente.
E anche Into the wild.

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venerdì, 08 febbraio 2008,09:49

oggi sono di buonumore. al lavoro la giornata si preannuncia tranquilla, splende un bel sole e stasera ci sta un bicchier di vino con le mie amichette. in più è venerdì: cosa voglio di più?
quindi è ora di postare un video visto due giorni fa e che ha fatto scompisciare dal ridere tutto lo studio, composto da svariati ingegneri e un architetto. forse siamo poco seri??
ecco a voi Il Gatto Puzzolone!

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mercoledì, 06 febbraio 2008,12:37
non pensavo ci stessi così male
vorrei parlarti a quattr’occhi e finalmente dirci le cose come stanno
sei una persona che merita più di quello che ero
in questi anni ti ho molto mancato di rispetto
se tornassi indietro non me ne andrei
sento di essere passato accanto a qualcosa di importante
qualsiasi soluzione ti faccia star meglio a me va bene, se può in parte rimediare al male che ho fatto a te e a noi
mi ha fatto piacere parlare con te
 
anche a me. anche se stanotte non ci ho dormito.
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martedì, 05 febbraio 2008,16:18
Come quando pesti un chewing gum fresco, appena sputato sotto il portico, e fila, sotto la scarpa, rosa, o bianco; allora cerchi una sporgenza qualsiasi per tirartelo via da sotto, ma lui insiste, fila ancora, non ne vuole sapere di andarsene, e continui a camminare su brandelli rosati, o bianchi, che diventano grigi e pensi chissenefrega prima o poi se ne andrà da solo, però che palle.
Ecco così io con certe vicende che non finiscono, non si chiudono, bensì ciclicamente ritornano a guastarmi il sonno, o l’umore, o il pranzo. Che palle. Ma ne dobbiamo parlare ancora? Ancora? Sicuro? Non è che me lo risparmi ‘sto giro? Vediamo se trovo una sporgenza qualsiasi. Ma non servirà.
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