Dunque, per dovere di cronaca.
Lunedì mattina presto treno per Roma. Il viaggio passa veloce mentre divoro “Ho sposato un narciso” di Umberta Telfener. E’ la prima volta dopo tanti anni che leggo un libro di “psicologia”; l’ultimo era stato “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks, anzi no era “Il libro dell’Es” di Georg Groddeck, ma si parla di almeno una dozzina di anni fa. Comunque. Il libro è molto interessante ed è incredibile, spaventoso quasi, quanto sia calzante con quello che ho vissuto negli ultimi tempi. Vivamente consigliato. A tutti.
Arrivo negli studi Rai Nomentano un po’ tardi, l’ES era chiaramente in ritardo, ma non fa niente.
(Che poi l’autobus è passato proprio dietro casa sua, che fatica).
Una montagna di liberatorie da firmare, un breve colloquio con una delle autrici del programma, un panino, un po’ d’acqua e poi si aspetta. Si aspetta. Abbiamo cominciato alle 16. Un ragazzo mooolto carino mi microfona e io inizio ad essere un po’ emozionata. Però qualcosa non quadra, non c’è il pubblico, il conduttore è in jeans e polo, insomma ma che puntata è?
Dicesi puntata zero: in pratica noi sei concorrenti eravamo solo della cavie per provare il nuovo studio, le nuove luci, le posizioni, gli schermi, insomma una prova generale e basta. Ma uffa! E dire che sono diventata la campionessa! Ebbene sì, sono arrivata alla finale e, se fosse stato tutto vero, avrei potuto portarmi a casa quasi 7000 euro, invece niente, era tutto finto. Grazie e arrivederci.
Ci dicono che quasi sicuramente ci richiameranno quando si farà sul serio, ma intanto che delusione!
Cose che ho “imparato”: Carlo Conti è un gran professionista, simpatico senza essere piacione e attento a tutto. In pratica la trasmissione la fa lui, materialmente, decidendo ogni aspetto con competenza e serietà; le “stangone” dal vivo sono delle ragazzine e sono abbastanza alla mano, sicuramente molto belle, ma, come dire, mica delle dee! L’organizzazione è un po’ confusa ma alle fine pare che tutti ci mettano la propria buona volontà per raggiungere il risultato.
Alle 20 finiamo, finalmente, taxi in tutta fretta per Termini insieme ad altri due ragazzi di San Miniato e crolliamo sui sedili del treno esausti. Arrivo a casa a mezzanotte passata, congelata dall'aria condizionata del treno. Ma viva!
