Mi è successo di nuovo.
Ho preso una "sbandata".
L'oggetto della mia ammirazione è belga, scrive un romanzo l'anno da una dozzina di anni e io l'ho scoperta solo qualche mese fa. Amelie Nothomb. I suoi libri mi rapiscono, letteralmente. Negli ultimi anni mi era capitato ogni tanto di leggere qualche articolo o qualche sua intervista, ma, col mio solito pregiudizio verso tutto ciò che va di moda o semplicemente ha successo di pubblico, non mi era mai venuta voglia di leggere niente di suo. La mia triade di scrittori contemporanei preferiti non doveva vacillare, Lucia Extebarria, Ian Mc Ewan e Javier Marias.
Poi quel titolo, intrigante, Metafisica dei tubi. Divorato. E allora, come sempre mi succede quando prendo una "sbandata", via a comprar libri a peso e a trangugiare nell'ordine Igiene dell'assassino, Biografia della fame e Stupore e tremori. Poi mi sono imposta una pausa, l'introvabile Selvaggi e sentimentali di Marias, la tentazione di comprare Sabato di Mc Ewan, tenuta a bada grazie all'acquisto di Sabotaggio d'amore, Attentato e Mercurio sempre della Nothomb, che non vedo l'ora di leggere. Ma prima finisco Marias e magari ogni tanto una poesia della geniale Wislawa Szymborska.
Intanto loro sono lì sotto, che premono.